Lessico


Attelebus
Locusta senza ali
Pholidoptera griseoaptera

Pholidoptera griseoaptera

Il greco attélabos, con la variante ionica attélebos, indica una locusta senza ali. Si tratta di un termine derivato dal semitico oppure dall'egiziano. In Plinio Naturalis historia XXIX,92 troviamo attelebus. Nessun'altra ricorrenza di attelebus è segnalata nei lessici di latino classico, tantomeno di attelabus. In base a quanto citato da Conrad Gessner in Historia animalium III (1555) pagina 456, attelabus venne impiegato da Marcello Virgilio Adriani (1464-1521) in una rielaborazione dei Saturnalia di Macrobio VII,16 dove costui disquisisce se sia nato prima l'uovo o la gallina, di cui eccone l'esordio: Inter haec Euangelus gloriae Graecorum invidens et inludens: Facessant, ait, haec quae inter vos in ostentationem loquacitatis agitantur: quin potius, si quid callet vestra sapientia, scire ex vobis volo, ovumne prius extiterit an gallina? Tale rielaborazione appartiene al commento all'uovo di Dioscoride, libro II capitolo 43 De ovo, ma attelabus è presente anche nel commento al libro II capitolo 45 De locustis (Pedacii Dioscoridae Anazarbei de Medica materia libri sex a Marcello Virgilio Secretario Florentino latinitate donati cum eiusdem commentationibus, 1523)

Al superordine degli Ortotteroidei appartiene l’ordine degli Ortotteri o Saltatori. Agli Ortotteri appartengono ad esempio la Cavalletta del deserto (Schistocerca peregrina o gregaria) e la Locusta migratoria rossa (Nomadacris septemfasciata) ambedue della famiglia dei Catantopidi, la Locusta migratoria (Locusta migratoria) e la Locustana pardalina della famiglia Acrididi, che nel Vecchio Mondo sono tutte quante in grado di compiere migrazioni in massa. Una di queste cavallette fu l’esecutrice dell’VIII piaga contro l’Egitto suscitata con la verga da Mosè per ordine di Jahvè (Esodo 10:1-20).

Esodo 10 - 8a piaga: le cavallette [1] Allora il Signore disse a Mosè: "Va dal faraone, perché io ho reso irremovibile il suo cuore e il cuore dei suoi ministri, per operare questi miei prodigi in mezzo a loro [2] e perché tu possa raccontare e fissare nella memoria di tuo figlio e di tuo nipote come io ho trattato gli Egiziani e i segni che ho compiuti in mezzo a loro e così saprete che io sono il Signore!". [3] Mosè e Aronne entrarono dal faraone e gli dissero: "Dice il Signore, il Dio degli Ebrei: Fino a quando rifiuterai di piegarti davanti a me? Lascia partire il mio popolo, perché mi possa servire. [4] Se tu rifiuti di lasciar partire il mio popolo, ecco io manderò da domani le cavallette sul tuo territorio. [5] Esse copriranno il paese, così da non potersi più vedere il suolo: divoreranno ciò che è rimasto, che vi è stato lasciato dalla grandine, e divoreranno ogni albero che germoglia nella vostra campagna. [6] Riempiranno le tue case, le case di tutti i tuoi ministri e le case di tutti gli Egiziani, cosa che non videro i tuoi padri, né i padri dei tuoi padri, da quando furono su questo suolo fino ad oggi!". Poi voltarono le spalle e uscirono dalla presenza del faraone. [7] I ministri del faraone gli dissero: "Fino a quando costui resterà tra noi come una trappola? Lascia partire questa gente perché serva il Signore suo Dio! Non sai ancora che l'Egitto va in rovina?". [8] Mosè e Aronne furono richiamati presso il faraone, che disse loro: "Andate, servite il Signore, vostro Dio! Ma chi sono quelli che devono partire?". [9] Mosè disse: "Andremo con i nostri giovani e i nostri vecchi, con i figli e le figlie, con il nostro bestiame e le nostre greggi perché per noi è una festa del Signore". [10] Rispose: "Il Signore sia con voi, come io intendo lasciar partire voi e i vostri bambini! Ma badate che voi avete di mira un progetto malvagio. [11] Così non va! Partite voi uomini e servite il Signore, se davvero voi cercate questo!". Li allontanarono dal faraone. [12] Allora il Signore disse a Mosè: "Stendi la mano sul paese d'Egitto per mandare le cavallette: assalgano il paese d'Egitto e mangino ogni erba di quanto la grandine ha risparmiato!". [13] Mosè stese il bastone sul paese d'Egitto e il Signore diresse sul paese un vento d'oriente per tutto quel giorno e tutta la notte. Quando fu mattina, il vento di oriente aveva portato le cavallette. [14] Le cavallette assalirono tutto il paese d'Egitto e vennero a posarsi in tutto il territorio d'Egitto. Fu una cosa molto grave: tante non ve n'erano mai state prima, né vi furono in seguito. [15] Esse coprirono tutto il paese, così che il paese ne fu oscurato; divorarono ogni erba della terra e ogni frutto d'albero che la grandine aveva risparmiato: nulla di verde rimase sugli alberi e delle erbe dei campi in tutto il paese d'Egitto. [16] Il faraone allora convocò in fretta Mosè e Aronne e disse: "Ho peccato contro il Signore, vostro Dio, e contro di voi. [17] Ma ora perdonate il mio peccato anche questa volta e pregate il Signore vostro Dio perché almeno allontani da me questa morte!". [18] Egli si allontanò dal faraone e pregò il Signore. [19] Il Signore cambiò la direzione del vento e lo fece soffiare dal mare con grande forza: esso portò via le cavallette e le abbatté nel Mare Rosso; neppure una cavalletta rimase in tutto il territorio d'Egitto. [20] Ma il Signore rese ostinato il cuore del faraone, il quale non lasciò partire gli Israeliti.

Un breve intervallo storiografico. La più antica descrizione di politica rivoluzionaria si trova nel libro biblico dell’Esodo, del I millennio aC. Si descrive la schiavitù dei figli di Israele in Egitto, la chiamata di Mosè, le dieci piaghe, la partenza e il passaggio attraverso il Mar Rosso, la peregrinazione nel deserto e l’alleanza tramite i Dieci Comandamenti, l’incidente del vitello d’oro e l’allestimento della tenda per Dio. Il racconto viene completato e continuato nel Libro dei Numeri, con il resoconto dell’arrivo degli Israeliti nella terra di Canaan, la futura Palestina. Gli storici hanno smesso da tempo di considerare le storie dell’esodo come narrazioni di fatti veri. I testi più antichi della Bibbia su Mosè e sull’esodo vennero messi per iscritto trecento anni dopo gli avvenimenti raccontati, e ce ne vollero altri cinquecento per la redazione definitiva. Essa contiene molte insensatezze e contraddizioni: una ricostruzione anche solo parzialmente attendibile di ciò che potrebbe essere successo attorno al 1200 aC tra Nilo e Giordano, non è fino ad ora riuscita. (da Adolf Holl, Lo Spirito Santo, Rizzoli, 1998, pag. 231)

Ephippiger ephippiger

Ma esistono degli Ortotteri o Saltatori con le ali completamente atrofizzate o quasi. Per esempio l’Ephippiger ephippiger della famiglia Efippigeridi, diffuso dall’Europa orientale a quella centrale, ha le ali atrofizzate fino all’apparato stridulatore, ma non è una locusta piccola, raggiungendo la lunghezza di 30 mm (min 20 – max 30), quando la comune Cavalletta verde – Tettigonia viridissima – che tutti conosciamo, detta anche saltabecca, raggiunge i 42 mm (min 28 – max 42).

Cavalletta verde - saltabecca - Tettigonia viridissima

Se vogliamo una locusta che innanzitutto sia veramente locusta - in quanto una locusta non deve essere pervasa da istinti migratori come le cavallette - e se vogliamo una locusta innanzitutto piccola – come puntualizza Plinio per l’attelebus, dicendo che è la locusta più piccola -, che sia comune in tutta Europa e caratterizzata da ali rudimentali, dobbiamo rivolgerci alla Pholidoptera griseoaptera - famiglia Tettigonidi (come la saltabecca) e sottofamiglia Detticini - caratterizzata da ali rudimentali in ambedue i sessi, con una lunghezza che può oscillare fra 13 e 18 mm. La riduzione più o meno accentuata delle ali è una caratteristica largamente diffusa fra i Detticini.

Pholidoptera griseoaptera

Per cui, seppure in via ipotetica, possiamo azzardarci a identificare l’attelebus di Plinio nonché alcuni (ma quanti?) attélebos o attélabos di Erodoto e Aristotele con la Pholidoptera griseoaptera. Il termine attélebos per identificare una locusta senza ali compare anche nella versione dei Settanta della Bibbia, e precisamente nel settimo dei 12 profeti minori, Nahum 3:17 “Le tue guarnigioni sono simili alle locuste... - ἐξήλατο ὡς ἀττέλεβος ὁ σύμμικτός σου” (la sua composizione può collocarsi con certezza tra il 663 e il 612 aC, salva restando la possibilità che alcuni brani dello scritto, stilisticamente non omogeneo, risalgano a epoca posteriore).

Per puri motivi di mole corporea possiamo permetterci di dissentire dall’ipotesi espressa nelle note a piè pagina dell’edizione della Naturalis historia di Plinio edita da Einaudi. Infatti qui si dice che l’attelebus potrebbe corrispondere alla Ephippigera vitium, cioè all’efippigero delle viti – e non vizioso – come ha esattamente intuito e tradotto il Dr Alessandro Strano. Inutile ribadire che quando si è alla caccia affannosa di dati importanti essi non sono assolutamente disponibili. Infatti la ricerca affannosa è stata dettata dal fatto che il trattato di Grzimek riporta due Efipiggeridi: Ephippiger vitium ed Ephippiger ephippiger. Grazie al Dr Strano, che per hobby è un appassionato entomologo, è stato possibile trovare una soluzione accettabile al mio busillis: il lavoro di Josep Maria Olmo-Vidal, Atlas of the Orthoptera of Catalonia, riferisce che sia Ephippiger vitium che Ephippiger cunii sono sinonimi di Ephippiger ephippiger. Il Dr Strano ha potuto anche appurare nel web che il vitium (Serville, 1831) è considerato una sottospecie  dell’Ephippiger ephippiger.

Laonde, per districarsi una buona volta da questa empasse, io accetto l’affermazione di Olmo-Vidal e mi permetto di convertire la Ephippigera vitium di Einaudi e l’Ephippiger vitium di Grzimek in Ephippiger ephippiger, la cui lunghezza può raggiungere ben 30 mm. Per cui nella sfida per l’identificazione dell’attelebus di Plinio – di cui ci è ignoto l’habitat tanto quanto quello dell’attélebos del profeta Nahum – risulta vincitrice, per ora, la Pholidoptera griseoaptera, che raggiunge al massimo i 18 mm in lunghezza, escludendo ovviamente antenne ed ovopositore sia per Pholidoptera che per Ephippiger. Salvo smentite che saranno oltremodo utili e apprezzate.

La smentita - nonché la verosimile soluzione al mio busillis – non ha tardato a giungere. Infatti il Dr Strano, contagiato dalla mia indagine nonché corroborato dal mio umile supporto - che si è limitato a fornire la documentazione richiesta e i vari significati dei vocaboli greci ed latini - conclude così la sua accattivante ricerca:

“La soluzione scelta dal redattore della nota a piè pagina dell’edizione di Plinio edita da Einaudi è facilmente attaccabile, perché in effetti l'Ephippiger ephippiger (o il vitium) non è la specie più piccola, ma lo sarebbe per lo stesso motivo anche la Pholidoptera griseoaptera e lo sarebbe persino la Leptophyes punctatissima che è la più piccola delle tre ma non la più piccola in assoluto (e-mail del 7-4-2005).

Inoltre Aristotele nella Historia animalium V,28 scrive che le femmine degli akrís partoriscono conficcando nel terreno il “gambo” (kaulós) che hanno nella “coda” (kérkos) e che i maschi mancano del “gambo”. Se non ci si è ingannati, la frase è da riferire in linea di massima alle specie degli Ensiferi (Ensifera) in cui le femmine hanno un lungo e ben visibile ovopositore all'estremità dell'addome. Pertanto Aristotele, quando puntualizza che i maschi ne sono privi, intende non solo tracciare un elemento di distinzione tra i due sessi degli esemplari degli akrís, ma definisce anche il criterio di separazione tra le due categorie di ortotteri: cioè la presenza o l'assenza nelle femmine di un ovopositore ben visibile.

Seguitando in questo ragionamento, con attélabos devono intendersi invece le specie dei Celiferi (Caelifera). Se quindi ammettiamo che l’attelebus di Plinio abbia lo stesso significato dell’attélabos di Aristotele, ecco che allora esso è da ricercare tra le ninfe e o le specie attere/brachittere dei Celiferi (Caelifera) e non tra gli Ensiferi (Ensifera). Dioscoride nel De materia medica II,57 (1549, edizione e traduzione curata da Jean Ruel) scrive invece di un akrís senza ali chiamato asírakos o ónos (asino).

Se si ammette che akrís abbia lo stesso significato che ha nei passi di Aristotele, ecco che allora l'asírakos di Dioscoride va collocato tra gli Ensiferi e in particolare tra le ninfe e o le specie attere/brachittere e con “corpo tozzo” (megalókølos – come scrive Dioscoride - è stato qui così inteso, e non come “grosse gambe” come viene abitualmente tradotto), come ve ne sono ad esempio nei generi Ephippiger e Barbitistes, e che nel confronto con le specie dall'aspetto più slanciato, e pertanto paragonabili a “cavalli”, ben possono meritare l'appellativo di “asini”.

Quello che comunque è facilmente criticabile è il tentativo di individuare una singola specie, poiché in linea di principio, dato che i criteri di differenziazione tra le varie specie sono sovente difficili da osservare, non è agevole stabilire se si tratta di una specie piuttosto di un'altra e lo è ancor meno se anziché poter guardare l'esemplare si dispone solamente di una descrizione che oltre a soffrire ovviamente del primo limite sia anche estremamente sintetica (e-mail del 27-4-2005).”

In tutta Europa, Turchia e Asia settentrionale esiste un insetto multipes così come è multipes anche la locusta, dotati ambedue di 6 zampe: si tratta dell’Attelabus nitens, un Coleottero sigaraio, cioè che arrotola le foglie come se fossero sigari. Ma, al contrario dei Tettigonidi atteri o brachitteri, l’Attelabo è dotato di ali. Siccome nei Saturnalia di Macrobio non ricorre né attelebusattelabuslocusta multipes, si può presumere che Marcellus Virgilius - che scrive attelabus - si riferisse all’attelebus di Plinio, cioè alla piccola locusta senza ali e dotata di sei zampe. Il dato di Marcellus Virgilius è tratto dal libro II capitolo 45 De locustis, del suo Pedacii Dioscoridae Anazarbei de Medica materia libri sex a Marcello Virgilio Secretario Florentino latinitate donati cum eiusdem commentationibus (1523). Attelabus è presente anche nel commento all'uovo di Dioscoride, libro II capitolo 43 De ovo.

Per finire - Locusta non ha chiara etimologia. Forse dalla radice indoeuropea *lek- arti, cioè dotato di articolazioni, giunture. Il greco ha l’avverbio lax = con il calcagno, con la pianta del piede. Locusta in latino significa 1) locusta, cavalletta (Livio e altri) 2) gambero di mare (Plinio e altri), da cui attraverso salti mortali linguistici deriverebbe l’italiano aragosta. Attelebus: prestito greco – attélebos – locusta (senza ali).

La cavalletta è così chiamata probabilmente perché i suoi salti ricordano quelli d'un cavallo. In greco la locusta è detta akrís-ídos, che significa anche cavalletta. Nelle note a piè pagina dell’edizione della Naturalis historia di Plinio edita da Einaudi, quando si disquisisce dell’attelebus, si dice che potrebbe anche corrispondere all’akrís di Dioscoride II 46 o 52 o 57 a seconda delle edizioni.

Dark Bush-cricket
Pholidoptera griseoaptera

A typical bush-cricket with long antennae and, in the female, with a large ovipositor (egg-laying tube) at the tip of the abdomen. The Dark Bush-cricket is brown above and bright yellow-green below. It has very reduced wings. Reaching the northern limit of its British distribution on the north Solway coast, this species is very local in Cumbria, where it is confined to southern and coastal areas. Dark Bush-crickets are found in thick scrubby vegetation such as sunny bramble and gorse thickets, wood edges or hedges, where they feed on plant material and small invertebrates. Their chirping call is often the first indication of their presence. The best known site in Cumbria is on St Bees Head, where the mild maritime climate enables the species to survive.

 www.lakelandwildlife.co.uk