Conrad Gessner

Historiae animalium liber III qui est de Avium natura - 1555

De Gallo Gallinaceo

trascrizione di Fernando Civardi - traduzione di Elio Corti

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Contra omnium phalangiorum [397] (aranearum, Rasis) morsus remedium est gallinaceum cerebrum cum piperis exiguo potum in posca, Plinius[1]. Ad cunctos autem morsus ictusque minorum, | Exiguo piperis cerebrum conspergito galli, | Quo lita (alii authores bibi, non lini volunt) sanescunt depulso membra dolore, Serenus. Gallinarum cerebellum sanguinem a cerebri membrana profluentem (per nares a cerebri velaminibus, Avicenna) sistit, Dioscorides[2] et Plinius[3]. naribus sanguine fluentibus prodest, Marcellus. contra fluxum sanguinis a cerebro, Rasis. Ad sanguinem e naribus sistendum: Aut galli cerebro, vel sanguine tinge columbae, | Quod nisi supprimitur sanguis, potandus et ipse est, Serenus. Atqui Galenus in libro de simplicibus hoc remedium non tanquam e cerebello, sed e sanguine gallinae a quibusdam memoratum reprobat, ut superius recitavi[4]. Cerebrum gallinarum in cibo sumptum acuit intellectum. quare caput asseritur cassare (sic habet codex impressus) caecitatem, Arnoldus in Breviario. Cerebrum gallinarum contra tremorem cerebri[5] commendatur a Rasi. Gingivis puerorum infricatur ut dentes absque dolore nascantur, Kiranides.

Contro i morsi di tutti gli aracnidi velenosi (dei ragni, Razi) il cervello di pollo bevuto con acqua e aceto e con un pochino di pepe rappresenta un rimedio, Plinio. Ma contro tutte le morsicature e le punture degli insetti, | mettici sopra cervello di gallo con poco pepe, | e le aree che ne vengono ricoperte (altri autori sono dell'avviso che va bevuto, non applicato) guariscono con scomparsa del dolore, Sereno Sammonico. Il cervello delle galline arresta il sangue che fuoriesce dalla membrana che avvolge il cervello (dalle membrane avvolgenti il cervello e che passa attraverso le narici, Avicenna), Dioscoride e Plinio. Giova nei casi di narici che sanguinano, Marcello Empirico. Contro il flusso di sangue che proviene dal cervello, Razi. Per fermare il sangue che esce dalle narici: Fa delle applicazioni o con cervello di gallo, oppure con sangue di piccione, e se il sangue non si arresta, bisogna pure berlo, Sereno Sammonico. Ma Galeno in De simplicium medicamentorum temperamentis et facultatibus condanna questo rimedio, menzionato da alcuni non come preparato col cervello bensì col sangue di gallina, come ho riferito in precedenza. Il cervello di gallina assunto come cibo aguzza l’intelletto: Per cui si afferma che la testa annulla  (così riporta il codice a stampa) la cecità; Arnaldo da Villanova in Breviarium practicae medicinae. Il cervello di gallina viene raccomandato da Razi contro il tremore al capo – forse il tremore essenziale. Viene sfregato sulle gengive dei bambini affinché i denti fuoriescano senza dolore, Kiranide.

¶ Quae interiore ventriculi galli sinu residet membrana[6], secti in laminas cornus specie similis, quae inter coquendum abijci solet, siccatur, (et reponitur ad remedia,) Dioscor. Pellicula ceu cortex quidam intra ventriculum gallinae stercori destinata, echinus[7] ab aspritudine Graecis appellatur, et lactis coagulandi vim habet, Berytius apud Constantinum[8]. haec vis alioqui propria tribuitur ruminantium adhuc lactentium ventriculis, quos et coagula nominant. Vide plura in Echino terrestri G. ab initio de nomine huius particulae. Magna fraude medicamentarii institores nobis imponunt, qui ex ventriculo, quo nihil in alitibus istis carniosus est, panniculos detractos et siccatos pro ingluvie vendunt. et haec est causa cur nemo hodie mihi cognoscatur, qui se feliciter in ventriculo roborando, pelliculis istis usum profiteatur: Gyb. Longolius, non ex ventriculo, sed ex primo cibi in gallinis receptaculo, quod stomachum et ingluviem vocat, hanc membranam decerpendam sentiens. Atqui ego veteres hanc vim non ingluviei aut stomacho, id est ori ventriculi galli gallinaeve, sed ipsius ventriculi, quem κοιλίαν proprie vocant, interiori membranae, tribuisse asseruerim. Nam et Dioscorides κοιλίαν nominat de hac membrana agens lib. 2. cap. 43. tum ab initio, tum in fine eius capitis. quanquam adiecta in fine a quibusdam adulterina existimantur. Et Galenus libro 11. de simplicibus post coelian, id est ventriculum mergi statim huius membranae meminit, intus adverbium ponens pro eo quod est in ventriculo. Uno tantum in loco (libro tertio Parabilium, qui Galeno falso adscribitur) galli gulam una cum larynge (scribitur autem Graece etiam γούλαν) iis auxiliari qui strata permingunt, legimus.

¶ Quella membrana che si trova all’interno dello stomaco del gallo, simile per aspetto a un corno sezionato trasversalmente, e che durante la cottura si è soliti gettare via, la si fa seccare (e la si conserva per farne dei rimedi), Dioscoride. Quella pellicola, o specie di scorza, situata all’interno dello stomaco della gallina, destinata a produrre lo sterco, per la sua ruvidezza viene detta dai Greci echînos – porcospino, e possiede la proprietà di far coagulare il latte, il geoponico Berizio nella selezione delle opere geoponiche fatta compilare da Costantino VII Porfirogenito (oggi presente in Geoponica sive Cassiani Bassi Scholastici). Del resto questa proprietà viene attribuita, come specifica, allo stomaco dei ruminanti ancora lattanti, che chiamano anche caglio. Vedi maggiori dettagli nel capitolo relativo al riccio di terra, paragrafo G, a partire dall’inizio, circa il nome di questa formazione anatomica. I commercianti di farmaci ce la propinano ricorrendo a una grossa frode, in quanto dopo averle fatte essiccare ci vendono come gozzo le membrane dallo stomaco, rispetto al quale in questi uccelli non c’è nulla di più carnoso. E questo è il motivo per cui oggi non conosco nessuno che dichiari di fare uso con esito positivo di queste membrane per rinvigorire lo stomaco: infatti Gisbert Longolius è dell’avviso che nelle galline questa membrana vada staccata non dallo stomaco, ma dal primo ricettacolo del cibo, che egli chiama stomaco e gozzo. Ma io sarei propenso ad affermare che gli antichi attribuirono questo potere non al gozzo o allo stomaco ghiandolare - il proventricolo, cioè alla parte iniziale dello stomaco del gallo o della gallina, bensì alla membrana interna dello stomaco propriamente detto che correttamente chiamano koilían – cavità, cioè lo stomaco muscolare o ventriglio. Infatti anche Dioscoride cita la koilían quando parla di questa membrana nel libro II, capitolo 43, sia all’inizio che alla fine di questo capitolo. Anche se da alcuni vengono ritenute spurie le aggiunte finali. Anche Galeno, nel libro XI del De simplicium medicamentorum temperamentis et facultatibus, dopo la coelian, cioè lo stomaco dello smergo, subito menziona questa membrana, mettendo l’avverbio intus - dentro, per il fatto che si trova dentro allo stomaco. Solo in un passo  (nel III libro del De remediis parabilibus erroneamente attribuito a Galeno) leggiamo che la gola del gallo insieme alla laringe (infatti in greco si scrive anche goúlan) giova a coloro che bagnano il letto con l’urina.

Tunica interior gallinarum lixivio calido hora una maceratur, ter lavatur, deinde vino ter[9] maceratur, et ter lavatur: iterum lixivio, post vino, et siccatur clibano ex quo panis extractus est, Sylvius ex Bartolemaeo [Bartholomeo] Montagnana. Ventris gallinaceorum membrana quae abijci solet, inveterata et in vino trita auribus purulentis calida infunditur, Plin.[10] Galli gallinacei ex ventriculo interiore membrana, quae proijci solet, arefacta tritaque ex vino, adiecto paulo opii, medicamen auribus utilissimum facit, quod calefactum infusum suppurationem eius (earum) expurgat et sanat, Marcellus. Pellis interior de ventriculo galli trita cum vino auribus prodest, et sputum (pus forte) movet, Constantinus.

La membrana interna delle galline la si fa macerare per un’ora in lisciva calda, la si lava tre volte, quindi la si fa macerare per tre volte in vino e tre volte la si lava: quindi nuovamente in lisciva, poi nel vino, e viene fatta essiccare in un forno da cui è stato tolto il pane, Jacques Dubois che lo deduce da Bartolomeo Montagnana. La membrana dello stomaco dei polli che abitualmente viene gettata via, fatta invecchiare e tritata nel vino, viene infusa calda nelle orecchie che secernono pus, Plinio. La membrana del gallo ricavata dallo stomaco, da quello posto all’interno del corpo, e che abitualmente viene gettata via, fatta essiccare e tritata nel vino, con l’aggiunta di un po’ di oppio, costituisce un medicamento utilissimo per le orecchie, in quanto riscaldato e infuso ripulisce e guarisce la sua (la loro) suppurazione, Marcello Empirico. La membrana interna dello stomaco del gallo, tritata con del vino, è utile alle orecchie, e rimuove lo sputo (forse il pus), Costantino Africano.

¶ Gallinaceorum ventris membrana inveterata et inspersa potioni, destillationes pectoris et humidam tussim vel recens tosta lenit, Plinius[11]. Ventriculi gallinacei membranam, qua sordes aqualiculi continentur, arefactam terito diligenter, et cum vino potui dato, humidam tussim sedabis, Marcellus.

¶ La membrana dello stomaco dei polli fatta invecchiare e cosparsa su una pozione, oppure fresca e fatta arrostire, allevia i catarri delle vie respiratorie e la tosse umida, Plinio. Trita per bene la membrana essiccata dello stomaco muscolare dei polli - o ventriglio, in cui è contenuta la feccia della pancia, e dalla da bere con del vino, calmerai la tosse umida, Marcello Empirico.

¶ Trita in vino convenienter stomachicis datur in potu, Dioscorides. Ant. G<u>ainerius has membranas praeparatas miscet medicamento cuidam ad confortandum ventriculum: item Leonellus medicamento ad stomachi dolorem. Tunicam interiorem ventriculi secundi gallinarum miro quodam modo, lotam et siccatam, et potam, stomachicis augere coquendi facultatem, falsum esse expertus est Galenus (de medic. simplicib. lib. 11.) Unde subit admirari in ea {haeresi} <haerese> falsa medicos omnes etiam hodie permanere. Putant, opinor, eam vim illi esse, quod ea similis sit tunicae internae ventriculi nostri, sed vi tanta coquendi praedita, ut lapillos conficiat. sed aequius fuerit, eam tunicam ex struthiocamelo sumere, quippe cui mira sit natura coquendi, quae sine delectu devorarit, (ut refert Plinius 10.1.[12]) ut ferrum et ossa vervecum integra. Unde et pelles eorum[13] cum plumis mollioribus concinnatas stomachicis applicant, Sylvius. An non vident harum pellicularum temperamentum vitiari siccatione: et vim illam coquendi vivis inesse, non superesse mortuis: nec fortasse pellibus illis insitam, sed potius a carne multa crassa densaque pelliculam hanc undique ambiente: Iac. Sylvius.

¶ Tritata nel vino viene data da bere con buoni risultati ai malati di stomaco, Dioscoride. Antonio Guainerio mescola queste membrane già preparate a un medicamento per rafforzare lo stomaco: parimenti Leonello Vittori la mescola a un farmaco contro il mal di stomaco. Galeno (libro XI del De simplicium medicamentorum temperamentis et facultatibus) ha potuto dimostrare con la sperimentazione che è falso il fatto che la membrana interna del secondo stomaco delle galline, lavata ed essiccata, e bevuta, migliora in modo quasi meraviglioso le capacità digestive dei malati di stomaco. Per cui non posso non rimanere stupito del fatto che ancor oggi tutti i medici rimangono fissi in quella falsa tesi. A mio avviso, essi pensano che possiede quella facoltà in quanto è simile al rivestimento interno del nostro stomaco, ma che è dotata di un potere digestivo tanto grande da essere in grado di sminuzzare le pietruzze. Ma sarebbe più giusto ricavare tale membrana dallo struzzo, dal momento che è dotato di una straordinaria capacità digestiva delle cose che ha ingoiato senza gustarle (come riferisce Plinio in X,1) come il ferro e le ossa intere dei montoni castrati. Per cui ai malati di stomaco applicano anche la loro pelle – la pelle degli struzzi – guarnita con le piume più soffici, Jacques Dubois. Forse non si rendono conto che il potere di queste membrane di coilina viene rovinato dall’essiccazione: e che quella capacità digestiva è presente nei soggetti vivi, mentre non è più presente in quelli morti: e che forse non è insita neppure in quelle pelli, ma che piuttosto proviene dalla molta carne spessa e densa che circonda tutt’intorno questa membrana, Jacques Dubois.

Si hordeo malo aut nimio iumentum laeditur, remedium est pelliculam de ventre pulli siccatam fumo deterere, additisque octo scrupulis piperis, et quatuor cochlearibus mellis, et uncia pollinis ex thure, cum sextario vini veteris tepefacto per os dare, Vegetius[14].

Se un animale da soma subisce dei danni per dell’orzo andato a male oppure eccessivo, il rimedio è rappresentato dal tritare finemente la membrana dello stomaco di un pollo fatta seccare affumicandola, e somministrarla per bocca dopo averci aggiunto otto scrupoli di pepe [9 g], e quattro cucchiai di miele e un’oncia [27,28 g] di polvere d’incenso con un sestario [500 ml] di vino vecchio intiepidito, Vegezio.

¶ De usu eiusdem pelliculae ad ileon, vide infra in remedio ex iecore. ¶ Hanc pelliculam de gallina nigra quidam e vulgo adversus regium morbum edendam suadent, bis aut ter.

¶ Per l’impiego della stessa membrana contro l’occlusione intestinale, vedi sotto quando si parla dei rimedi ottenuti dal fegato. ¶ Alcuni del popolo contro l’itterizia consigliano di mangiare due o tre volte questa membrana ottenuta da una gallina nera.

¶ Pellis interior de ventriculo galli trita et cum vino pota ventrem astringit, Constantinus. Gallorum ventriculus (Marcellus {Vergilius} <Virgilius>[15] interpres addit, in senectute, quoniam proxime de veterum gallinaceorum iure dixerat author) inveteratus (κοιλία ταριχευθεῖσα) et in umbra siccatus pondere trium unciarum (ὅσον γ’ [16], sic habet codex noster impressus, corrupta ut apparet ponderis nota, drachmae fortassis, quae designatur alibi in Dioscoride instar maiusculi lambda iacentis, hoc modo <,) sumptus, praesenti remedio est contra nimias purgationes, quae a deijcientibus alvum [398] medicamentis fiunt. quamprimum enim purgationes eas sistit. in quem usum terendus est et cum aqua bibendus. (δ’εἰ δὲ τρίμμα ποιεῖν καὶ νοῦν μετὰ ὕδατος καὶ διδόναι. malim ita reddere, in quem usum contritus et cum aqua permixtus, [instar trimmatis aut moreti,] exhibendus est,) Dioscorides: cuius interpres Marcellus {Vergilius} <Virgilius>, Hunc locum (inquit) Serapio non habet, neque antiqua interpretatio, neque probatissimus mihi codex Latinae translationis. unde fit ut suspicemur accrevisse eum Dioscoridi, praesertim quum alienus etiam Dioscoridis sermonis in ea re ductus nobis videatur.

¶ La membrana interna dello stomaco del gallo tritata e bevuta col vino fa da astringente intestinale, Costantino Africano. Lo stomaco dei galli (Marcellus Virgilius, che è il traduttore, aggiunge quando sono vecchi, in quanto l’autore aveva appena parlato del brodo dei galli vecchi) fatto invecchiare (koilía taricheutheîsa) ed essiccare all’ombra, assunto alla dose di tre once [circa 80 g] (hóson γ’, così ha il nostro codice stampato, a quanto pare con il simbolo del peso corrotto, forse della dracma, che in Dioscoride in altri punti viene raffigurata come una lambda maiuscola coricata, così <) rappresenta un immediato rimedio contro le eccessive evacuazioni che derivano dai farmaci che fanno svuotare l’intestino. Infatti blocca subito tali evacuazioni. Per questo impiego va tritato e bevuto con acqua (d’ei dè trímma poieîn kaì henoûn metà húdatos kaì didónai preferirei tradurlo nel modo seguente: per tale impiego va somministrato tritato e mischiato con acqua [invece di un tritato o di una focaccina mista]), Dioscoride; e il suo traduttore Marcellus Virgilius dice: Serapione non ha questo passaggio, né ce l’hanno l’antica traduzione e neppure il codice per me ottimo della traduzione latina. Per cui – soggiunge – il mio sospetto è che questo passo si è aggiunto al testo di Dioscoride, soprattutto perché anche il periodare su questo tema mi sembra in disaccordo col modo di esprimersi di Dioscoride


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[1] Naturalis historia XXIX,88: Contra omnium morsus remedio est gallinaceum cerebrum cum piperis exiguo potum in posca, item formicae V potae, pecudum fimi cinis inlitus ex aceto et ipsi aranei quicumque in oleo putrefacti.

[2] De materia medica II,43 di Mattioli: sanguinem a cerebri membrana profluentem sistit – II,42 di Marcellus Virgilius: Compescit idem ex cerebri membranis erumpentem sanguinem.

[3] Plinio parla dell’efficacia del cervello di gallina solo in caso di profluvia ex cerebro e non a cerebri membrana come Dioscoride. Ma, secondo gli antichi, l’epistassi umana originava dal cervello o semplicemente dal naso? - Naturalis historia XXX,112: Sanguinem sistit in naribus sebum ex omento pecudum inditum, item coagulum ex aqua, maxime agninum, subductum vel infusum, etiam si alia non prosint, adips anserinus cum butyro pari pondere pastillis ingestus, coclearum terrena, sed et ipsis extractae testis; e naribus fluentem cocleae contritae fronti inlitae, aranei tela; gallinacei cerebellum vel sanguis profluvia ex cerebro, item columbinus ob id servatus concretusque. Si vero ex vulnere inmodice fluat, fimi caballini cum putaminibus ovorum cremati cinis inpositus mire sistit.

[4] A pagina 395

[5] Come medici del XXI secolo si sarebbe tentati a tradurre questo tremore come tremore di origine cerebrale. Ma a cerebrum in questo caso - per motivi non solo etimologici - bisogna attribuire il significato di capo. Infatti cerebrum proviene dalla radice indoeuropea *kar, la quale indica “ciò che è più in alto in un organismo”, “capo”. Verosimilmente la prescrizione di Razi contro il tremor cerebri è per coloro che soffrono del cosiddetto tremore essenziale al capo. Siccome non vengono riferiti altri sintomi, è giocoforza pensare al tremore essenziale, detto essenziale in quanto la sua patogenesi non è ancora stata chiarita in modo soddisfacente e pertanto non può essergli attribuito un nome preciso che ne esprima la causa. L’input per l’approfondimento della ricerca è dovuto al Dr Maurizio Melato, Specialista in Neurologia presso l’Ospedale di Alessandria (19-10-2005).

[6] Si tratta della membrana di coilina del ventriglio, o stomaco muscolare. Nei gallinacei è facilmente staccabile con le sole mani, per cui il pollo è un uccello kasher, e oggi ogni Ebreo può cibarsene purché lo abbia accuratamente dissanguato.

[7] Il sostantivo greco maschile echînos identifica innanzitutto il riccio di terra o porcospino - Erinaceus europaeus. In seconda istanza identifica anche il riccio di mare, nome comune degli Echinodermi della classe Echinoidei; agli Echinodermi appartengono anche le stelle di mare, le oloturie, le ofiure e i crinoidi.

[8] Gessner ha già fatto questa citazione a pagina 387.

[9] Sembrerebbe ovvio che bisogna ricambiare il vino tre volte, ma non si specifica quanto tempo deve intercorrere tra una macerazione e l’altra. Magari si cambia il vino dopo un’ora e si lava la membrana. Bisognerebbe disporre del testo di Montagnana. Potrebbe esserci scritto, che ne so, terna, sottinteso hora, per esprimere in un modo un po’ insolito una macerazione in vino che deve durare tre ore, senza però ricambiarlo. Ma questa ipotesi è strampalata, perché dopo ciascuna macerazione in vino la membrana va lavata, e va lavata tre volte. Si tratta di fantasie prescrittive che solo certe menti eccelse possono elargire a noi comuni mortali. Oppure vogliono lasciare il tutto alla nostra inventiva, facendoci così assurgere al ruolo di terapeuti.

[10] Naturalis historia XXIX,139: Ventris gallinaceorum membrana, quae abici solet, inveterata et in vino trita auribus purulentis calida infunditur, gallinarum adeps.

[11] Naturalis historia XXX,46: Gallinaceorum ventris membrana, si inveterata est, inspersa potioni destillationes pectoris et umidam tussim vel recens tosta lenit.

[12] Naturalis historia X,2: Concoquendi sine dilectu devorata mira natura, sed non minus stoliditas in tanta reliqui corporis altitudine, cum colla frutice occultaverint, latere sese existimantium. Praemia ex iis ova, propter amplitudinem pro quibusdam habita vasis, conosque bellicos et galeas adornantes pinnae.

[13] Come si può desumere dal capitolo dedicato allo struzzo – pagina 713 – questa affermazione di Jacques Dubois è riferita alla pelle non dei polli, ma degli struzzi.

[14] Artis veterinariae, sive mulomedicinae libri quatuor.

[15] Nel commento al De materia medica (1523) liber II cap. XLII.

[16] In greco significa circa 3 - roughly 3.