Ulisse Aldrovandi

Ornithologiae tomus alter - 1600

Liber Decimusquartus
qui est 
de Pulveratricibus Domesticis

Libro XIV
che tratta delle domestiche amanti della polvere

trascrizione di Fernando Civardi - traduzione di Elio Corti

268

 


Si raccomanda l'opzione visualizza ->  carattere ->  medio del navigatore

Debemus parentibus in primis, ut pietate illis respondeamus: quod bruta animalia [268] praestare minime norunt, praeter Ciconias, quae authore Aeliano[1] parentum senectutem nutriunt. Summa haec est, allegoria faciet ad ostendendam vim pietatis, ac benevolentiae cuiusquam erga suos. Nullum enim animal, teste D. Bernardo[2], circa pullos suos tanta compassione movetur, sicut Gallina{,}<.> Fit enim non solum, ut diximus, toto corpore hispida, voce rauca, sed toto etiam fervens animo, et omnibus membris infirma, et usque ad supremum defectum perveniens. Si ergo, inquit D. Bernardus, in tantum pullis suis Gallina animal irrationale compatitur, quanto putas optimum Iesum humano generi fuisse compassum? Ad quantam pietas eum debilitatem, et infirmitatem pervenisse? Quanta putas ipsum macie confectum fuisse, qui pro omnibus cognoscitur doluisse? Unde {Esaias} <Isaias>: Vere languores nostros ipse tulit, et peccata nostra ipse portavit.

Dobbiamo farlo innanzitutto nei confronti dei genitori, per contraccambiare ad essi con l’affetto: gli animali privi di ragione non sanno assolutamente farlo, eccetto le cicogne, le quali, come riferisce Eliano, nutrono la vecchiaia dei genitori. Questo è il tocco finale, l’allegoria sarà adatta per esprimere la forza dell’amore e la benevolenza di chiunque nei confronti dei suoi famigliari. Infatti nessun animale, come afferma San Bernardo di Chiaravalle, viene mosso da tanta compassione nei confronti dei suoi pulcini come la gallina. Infatti come abbiamo detto non solo diventa arruffata in tutto il corpo, con la voce roca, ma anche agitata in tutto l’animo, e debole in tutte le parti, e che arriva fino alla debolezza estrema. San Bernardo dice: Se pertanto la gallina, animale irrazionale, soffre così profondamente insieme ai suoi pulcini, quanto ritieni che l’ottimo Gesù abbia sofferto insieme al genere umano? L’amore a quanta debolezza e sfinimento l’ha fatto arrivare? Da quanta macilenza ritieni che egli sia stato logorato, lui che è noto per aver sofferto per tutti? Per cui Isaia: In verità egli stesso si è caricato delle nostre debolezze, e lui stesso si è sobbarcato i nostri peccati.

MORALIA.

QUESTIONI MORALI

Omnes in primis Galli Gallinacei vitae actiones veri patrisfamilias, et qui in eo omnem suam curam ponit, et studium, ut familiae suae de omnibus necessariis prospiciat, significare {potest} <possunt>[3]. Haec enim ales tota die quicquid virium habet, id totum ad suorum confert salutem, et nullius rei minus, quam sui ipsius solicita est. Unde sapientissimus Pythagoras tam providam animalis, et erga suos promptam naturam considerans, dixit, nutriendum quidem Gallum esse: at non immolandum, quod ut alii aliter interpretantur, ita ego inter caetera hoc dico denotare, homini hanc Galli solicitudinem ad res corporis curandas esse quidem necessariam verum non sic esse necessariam, ut eam etiam ad sacrificium, et cultum divinum ferre debeamus ut quem {omnes} <omnis> aeternae curae liberum esse decet, nec ulla terreni pabuli solicitudine {destineri} <detineri>. Absit ergo Gallinaceus a sacrificiis hac quam dico ratione. Iam et illud {moneri} <monere> videtur caetera quidem animalia immolari posse, Gallum citra piaculum non posse, eo quod is qui optimum totius vitae exemplar occidit, videatur indicare sibi nihil amplius opus esse laudatissimis huiusce animalis dotibus, citra quas tamen probo, sapientique viro non fuerit vivendum. Alendus igitur Gallus, et perpetuo, dum vivimus, imitandus, tum in familia alenda, et propugnanda, tum in vitae officiis per oportunas temporum vices distribuendis.

In primo luogo tutti i galli sono in grado di simboleggiare le attività di un vero capofamiglia, in quanto egli impiega tutta la sua attenzione e tutto il suo impegno a tal punto da provvedere alla sua famiglia tutto ciò che è necessario. Infatti quest’uccello durante tutto il giorno tutta l’energia che possiede la dedica al benessere dei suoi e di nulla si preoccupa, meno che di se stesso. Per cui il sapientissimo Pitagora, esaminando l’indole tanto provvidente e disponibile verso i suoi famigliari di un animale, disse che senza dubbio il gallo va nutrito: ma non che va immolato, una cosa che, come altri interpretano altrimenti, così io tra le altre cose dico che sta a indicare quanto segue, che per l’essere umano è senza dubbio necessaria questa sollecitudine del gallo per prendersi cura delle cose corporali ma che in verità non è così necessaria da doverla rivolgere anche al sacrificio e al culto divino come colui al quale si addice essere libero da ogni preoccupazione eterna, né essere ostacolato da nessun assillo per il cibo terreno. Pertanto il gallo sia assente dai sacrifici per questo motivo che espongo. Certamente anche quel modo di vedere sembra dire che gli altri animali possono essere immolati, il gallo non può esserlo al di fuori di un sacrificio espiatorio, in quanto colui che uccide un ottimo modello di tutta una vita, sembrerebbe indicare che non ha più bisogno delle pregiatissime qualità di questo animale, senza le quali tuttavia ritengo che anche a un uomo sapiente non converrebbe vivere. Pertanto il gallo va allevato, e finché siamo vivi va perennemente imitato, sia nel sostentare e nel proteggere la famiglia, sia nel suddividere le incombenze della vita attraverso adatti avvicendamenti dei tempi.

Eodem pariter modo nobis liberalitatis, ac benignitatis exemplar est. Quemadmodum enim omnia, quae habet, Gallus suis impartit, ita vir quispiam pius ac liberalis sua, quae corrasit, non sibi soli servare debet, sed pauperibus etiam benigniter aliquid erogare, iuxta illud Iob: Non comedi ex eis solus, etc. Principem item ecclesiasticum eleganter Gallo comparaveris, etenim uti hic oculo uno grana, ut diximus familiae suae dividit: altero Accipitrem observat, et contra irruentem in eam sese alacris opponit. Ita ille duo ob oculos potissimum ponere debet, curam nempe humanarum mortaliumque ac caelestium, aeternarumque rerum. Illas bene administrare cognoscitur, si alienus ab omni avaritiae macula pauperibus, subditisque de necessariis prospiciat, vel saltem quae sibi supersunt, eis communicet, nihilque sibi praeter necessaria reservet.

Allo stesso identico modo è per noi un modello di generosità e di bontà. Infatti così come il gallo rende partecipi i suoi di tutto ciò che possiede, così qualunque uomo devoto verso i congiunti e magnanimo non deve tenere solo per sé le cose che ha accumulato, ma deve dare qualcosa con benevolenza anche ai poveri, secondo quel versetto di Giobbe: Non ho mangiato solo da essi, etc. Parimenti potrai in modo elegante paragonare un capoccia della chiesa a un gallo, e infatti così come questo, come abbiamo detto, con un occhio distribuisce le granaglie alla sua famiglia, con l’altro tiene d’occhio lo sparviero e con ardore gli si contrappone mentre la sta assalendo. Così il primo deve porre davanti agli occhi soprattutto due cose, e precisamente la cura delle cose umane e mortali e di quelle celesti ed eterne. Si capisce che sa amministrarle bene se estraneo a qualsiasi macchia di avarizia è in grado di provvedere le cose necessarie ai poveri e ai subalterni, o perlomeno a condividere con loro ciò che egli ha in sovrappiù, e non tiene per sé nulla se non quelle cose che gli sono necessarie.

Harum vero curam gerere dicetur, si contra omnem diaboli vim sese subditosque Gallum imitans defendat. Diabolus autem verus Accipiter est, qui nobis futuram aeternitatem invidet, nosque suae poenae socios perpetuos asciscere conatur. Grana vero, quorum esu quotidie fruimur, egregie necessaria nobis designant. Praeterea tam fervens Galli erga suos amor nos etiam admonet, ut uxores nostras, abiectis omnibus scortis, quae mera maritorum pestis sunt, ac pernities, amemus. Quare veteres insignis, legitimique matrimonii coniunctionem significaturi, mortuorum sepulchris Gallum, et Gallinam insculpebant, se invicem deosculantes.

Ma si dirà che ha cura di queste cose se è in grado di difendere se stesso e i subalterni imitando il gallo. Infatti il diavolo è un vero sparviero che ci invidia la futura eternità, e si dà da fare in tutti i modi per accoglierci come perenni compartecipi del suo castigo. Ma le granaglie, del cui cibarsi usufruiamo ogni giorno, designano egregiamente le cose che ci sono necessarie. Inoltre un così ardente amore del gallo verso i suoi congiunti ci esorta anche ad amare le nostre mogli, allontanando tutte le prostitute che sono un’autentica peste e rovina dei mariti. Per cui gli antichi volendo indicare l’unione di un matrimonio speciale e legittimo, scolpivano sui sepolcri dei defunti un gallo e una gallina che si stavano vicendevolmente baciando.

Satis superque supra ostendimus a nonnullis Theologis Christianis {concionatores} <contionatores>, et divinos homines intelligi, qui nobis verba salutis enunciant, quique iacentibus in tenebris, et umbra mortis, lucem, quae Deus est, praenunciant, et a nobis mentis nostrae veternum, ac torporem suo cantu excutiunt. Alius aliam comminisci poterit expositionem.

Precedentemente abbiamo dimostrato a iosa che da parte di alcuni teologi cristiani vengono intesi come istigatori e uomini divini coloro che ci rivelano le parole della salvezza, e quelli che a coloro che giacciono nelle tenebre e nell’ombra della morte preannunciano la luce, che è Dio, e che con il loro canto allontanano da noi l’apatia e il torpore della nostra mente. Chiunque potrà ideare qualsiasi altra interpretazione.

Possunt autem et Thrasones, gloriosique ac stolidi homines, nimium sibi arrogantes per Gallos notari. Nam uti hos habendos esse quidem Pythagoras dicebat, et non penitus abijciendos, non autem ad sacra admittendos, ita illi ab arcanis, et seriis gravibusque sermonibus reijciendi sunt. Quod secus tamen hodie (proh dolor) a Regibus plerisque et Principibus fieri videmus. Alius amantes, et qui continue amore depereunt, interpretari per Gallum poterit, quo pacto videntur Athenienses significasse, cum Anterotis[4] aram constituerunt, in qua pueri nudi et formosi signum inerat, in ulnis geminos sustinentis generosos Gallos, et se in caput impellentis, quibus Timagoram, et {Meletam} <Meletem>[5], seu Melitum (utrunque enim legimus) qui amore perierunt, significabant. Historia notissima est apud Pausania, et Suidam[6], quanquam nonnihil inte<r> se {e}varient. <ille in Attica, hic in dictione Melitus, Gyraldus. Gestat autem puer gallinaceos: quod una cum duobus gallis, quos a Melito sibi dono datos ulnis gestabat, ex arce Athenis se praecipitasset. Pausanias aliter hanc historiam referens, gallinaceorum quoque non meminit.>[7]

Infatti quegli uomini smargiassi - come un Trasone - e vanagloriosi ed eccessivamente arroganti possono essere marchiati come galli. Infatti Pitagora diceva che debbono essere giudicati come questi, e che non debbono essere del tutto disprezzati, ma che non debbono essere ammessi alle cerimonie sacre, tanto essi sono da tenere lontani dalle cose segrete e dai discorsi seri e importanti. Una cosa che altrimenti tuttavia oggi (oh che dolore) vediamo essere attuata dalla maggior parte dei re e dei principi. Un altro potrà interpretare attraverso il gallo gli innamorati e quelli che si struggono d’amore in continuazione, come sembra che gli Ateniesi abbiano voluto rappresentare quando eressero l’altare di Anteros sul quale si trovava l’immagine di un fanciullo nudo e avvenente che sosteneva sugli avambracci una coppia di galli di razza, e che si gettava giù a capofitto, coi quali indicavano Timagora e Melete, o Melito (infatti possiamo leggerli ambedue questi nomi) i quali morirono per amore. La storia è arcinota in Pausania il Periegeta e nel lessico Suida, quantunque discordino alquanto tra loro: Pausania in Attica, il lessico Suida alla voce Mélitos, come riferisce Giglio Gregorio Giraldi. Infatti il fanciullo porta i galli: in quanto si sarebbe precipitato in Atene dall’acropoli insieme ai due galli che portava sugli avambracci e che gli erano stati dati in dono da Melito. Pausania riferendo diversamente questa storia non fa menzione anche dei galli.


268


[1] La natura degli animali III,23: Le cicogne vogliono assicurare il nutrimento ai loro genitori, quando sono diventati vecchi, e lo fanno con molto impegno. (traduzione di Francesco Maspero)

[2] Tractatus de passione Domini c. 5. (Aldrovandi)

[3] La nota a margine recita così: Gallus patremfamilias denotat, quia frugi est. Quindi il soggetto del verbo possum è rappresentato da Omnes Galli gallinacei.

[4] Conrad Gessner Historia Animalium III (1555), pag. 404: Athenienses Anterotis aram constituerunt, in qua pueri nudi et formosi signum inerat, in ulnis geminos sustinentis generosos gallos, et se in caput impellentis, quibus Timagoram et Meletum, seu Melitum (utrunque enim legimus) qui amore perierunt, significabant. Historia notissima apud Pausaniam et Suidam: quanquam nonnihil inter se {e}varient, ille in Attica, hic in dictione Melitus, Gyraldus. Gestat autem puer gallinaceos: quod una cum duobus gallis, quos a Melito sibi dono datos ulnis gestabat, ex arce Athenis se praecipitasset. Pausanias aliter hanc historiam referens, gallinaceorum quoque non meminit.

[5] Pausania Periegesi della Grecia I, Attica, 30,1. § Il nome greco di persona Mélës, Mélëtos, accusativo Mélëta, Melete in italiano, viene latinizzato da Giglio Gregorio Giraldi in Meletum anziché Meletem. Se la sua flessione latina corrisponde a quella del fiume della Ionia Meles, anche il nome di persona fa Meletem all’accusativo. La conferma l'abbiamo da Ludwig Dindorf alias Ludovicus Dindorfius (Lipsia 1805-1871), che pubblicò il Pausaniae descriptio Graeciae a Parigi nel 1845: al nominativo scrive Meles, all'accusativo Meletem. - Ecco il testo di Pausania in traduzione inglese, Description of Greece I, Attica, 30,1: Before the entrance to the Academy is an altar to Love, with an inscription that Charmus was the first Athenian to dedicate an altar to that god. The altar within the city called the altar of Anteros (Love Avenged) they say was dedicated by resident aliens, because the Athenian Meles, spurning the love of Timagoras, a resident alien, bade him ascend to the highest point of the rock and cast himself down. Now Timagoras took no account of his life, and was ready to gratify the youth in any of his requests, so he went and cast himself down. When Meles saw that Timagoras was dead, he suffered such pangs of remorse that he threw himself from the same rock and so died. From this time the resident aliens worshipped as Anteros the avenging spirit of Timagoras. (Description of Greece with an English Translation by W.H.S. Jones, Litt.D. in 4 Volumes. Volume 1. Attica and Corinth, Cambridge, MA, Harvard University Press; London, William Heinemann Ltd., 1918)

[6] In dictione Mileto. (Aldrovandi) § Conrad Gessner ha invece “in dictione Melitus”, e Melitus corrisponde al greco Mélitos del lessico Suida.

[7] Inseriamo a questo punto il rimanente testo di Conrad Gessner che è stato drasticamente amputato da Aldrovandi nonostante abbia fedelmente ricopiato la precedente parte ricavata da Gessner. Se così non facessimo, la citazione di Timagora e Melete rimarrebbe quasi senza senso.