Ulisse Aldrovandi

Ornithologiae tomus alter - 1600

Liber Decimusquartus
qui est 
de Pulveratricibus Domesticis

Libro XIV
che tratta delle domestiche amanti della polvere

trascrizione di Fernando Civardi - traduzione di Elio Corti - revisione di Roberto Ricciardi

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Pennatarum rursus aliae pedibus sunt nudis, aliae hirsutis, [194] quas posteriores Germani {Gehossle}[1] <Gehössle? gehösslete> {hennen} <Hennen> dicunt, quasi caligis indutas. Rursum aliae cristam habent simplicem, aliae duplicem, caudam aliae, et aliae minime.

A loro volta, tra quelle fornite di penne, alcune presentano le zampe nude, altre irte di piume, e queste ultime i Tedeschi le chiamano gehösslete Hennen - galline calzate, come se indossassero delle calzature. Inoltre alcune hanno una cresta semplice, altre doppia, alcune hanno la coda e altre non ce l’hanno affatto.

In partu praeterea maximum discrimen est. Iuvencae enim, ut Plinius[2], et Aristoteles[3] scribunt primae pariunt statim vere ineunte, et plura quam veteres, at minora: et in eodem foetu prima, et novissima (scilicet minora pariunt) ut Plinius ex semetipso addidit. Contra vero Albertus Gallinas iuvenes aestate parere, veteres principio veris asserit, et hanc rationem addit, quod aestate superfluus humor, uti, et autumno in iuvenibus excitetur, veterum vero frigiditas caliditate, et humiditate verni temporis temperetur; quae sane ratio omnino philosophica est, et veritati consona.

Inoltre, per quanto riguarda la deposizione, il divario è grandissimo. Infatti, come scrivono Plinio e Aristotele, le giovani depongono per prime non appena inizia la primavera e in maggior quantità rispetto a quelle anziane, ma uova più piccole: e, nell’arco di una stessa carriera produttiva, lo sono le prime e le ultime (cioè le depongono più piccole) come Plinio ha lui stesso aggiunto. Al contrario Alberto Magno sostiene che le galline giovani depongono in estate, quelle anziane all’inizio della primavera, e aggiunge questa motivazione: che in quelle giovani d’estate come pure d’autunno l’umore in eccedenza viene stimolato, mentre il torpore di quelle anziane viene mitigato dal calore e dall’umidità del clima primaverile; in effetti questa spiegazione è del tutto filosofica e rispondente al vero.

Rursus alias bis in die, alias semel tantum ova edere cum ipsum Aristotelem[4], tum Plinium authores habemus. Nonnullae etiam e cortalibus, inquit ille, bis pariunt. Iam aliquae in tantum copiae provenerunt, ut {effatae} <effetae> brevi morerentur. Quam sententiam indubitanter hunc in modum Plinius[5] ab illo transtulit: Est autem, inquit, tanta foecunditas ut aliquae, et sexagena pariant, {aliquo} <aliquae> quotidie, aliquae bis, aliquae in tantum, ut {effatae} <effetae> moriantur. Aristoteles[6] etiam alibi, si modo genuinus Aristoteles, author est ex aliorum relatione Gallinas in Illyria, non uti alibi semel parere, sed bis, aut ter in die. Item alibi[7] disertissimis verbis tradit, in genere Gallinarum esse, quae pariant ova omnia gemina: in quibus animadversum sit, quod de vitello exposuit, (dixerat autem ova gemina binis constare vitellis, qui ne invicem confundantur, facere in nonnullis quoddam praetenue septum albuminis medium: aliis vero, vitellos contactu mutuo sine ullo discrimine coniungi). Ait autem {quasdam} <quandam> duodeviginti peperisse gemina, eaque exclusisse, praeterquam si quae essent, ut fit, irrita{:}<.> Caeteris foetus prodiisse, sed ita geminos exclusos, ut alter esset maior: alter minor: et tandem in monstrum degenerasse, qui minor novissime provenisset.

Di nuovo abbiamo non solo lo stesso Aristotele ma anche Plinio come fonti relative al fatto che alcune depongono le uova due volte al giorno, altre una sola volta. Il primo dice: Alcune tra le galline da cortile depongono anche due volte. Alcune sono anche arrivate a una così grande quantità da morire in breve tempo esauste. Senza dubbio Plinio ne ha riportato tale frase nel seguente modo: Inoltre la loro fecondità è così grande, dice, che alcune arrivano a deporre anche sessanta uova, alcune al ritmo di un uovo al giorno, altre due volte, altre ne fanno così tante da morire esauste. Anche in un altro passo Aristotele, purché sia l’Aristotele autentico, in base al racconto altrui riferisce che in Illiria le galline non depongono come altrove una sola volta, ma due o tre volte al giorno. Parimenti in un altro passo riferisce con parole molto chiare che in seno al genere delle galline ve ne sono di quelle che depongono uova tutte gemellari: ma a questo proposito si faccia attenzione a quanto riferì a proposito del tuorlo (infatti aveva detto che le uova gemellari sono costituite da due tuorli, i quali, per non fondersi tra loro, in alcune uova creano come un sottilissimo diaframma di albume interposto: mentre in altre i tuorli sono uniti per mutuo contatto senza alcuna separazione). Dice inoltre che una ne aveva deposte diciotto gemellari, e che le aveva fatte schiudere, eccetto quelle che, come accade, erano sterili. Dalle altre uscirono dei pulcini, ma i gemelli che ne nacquero erano tali che uno era più grande: l’altro più piccolo: e infine quello più piccolo, che era nato per ultimo, era degenerato in un mostro.

Verum eiusmodi partus praeter potius quam secundum naturam fieri videri possit. Nam et Plinius[8] etiam tradit Cornelii Celsi authoritate nixus Gallinas quasdam omnia gemina parere, et geminos interdum excludere, atque alterum pullorum maiorem esse, alioquin {negare} <negant> omnino geminos excludi. Vetus item quidam Aristotelis interpres, ut ex recentiori quodam citat Ornithologus, ad eundem sensum vertit ex Arabico hoc pacto: Et in quolibet inveniuntur gemelli, et unus gemellorum parvus est, et alter magnus: et multoties est parvus monstrosus. Sed Graeca Aristotelis exemplaria, nisi mendum subesse iudicemus, ita habent[9]. Τὰ μὲν οὖν ἄλλα γόνιμα, πλήν ὅσα τὸ μὲν μεῖζον τὸ δὲ ἔλαττον γίνεται τῶν διδύμων, τὸ δὲ τελευταῖον τερατώδες: hoc est, ut ego arbitror: caeteris itaque gemina faecunda sunt, nisi quibus hoc contingit, ut alter maior fuerit, alter minor. Ex iis enim tandem in monstrum degenerat, qui minor {nonissime} <novissime> provenit.[10] Quibus verbis aperte habemus, eiusmodi geminorum ovorum partum minime ex Aristotelis sententia monstruosum esse, sed ex minoribus, qui novissime generatur in monstrum tantummodo abire. Et videtur certe Plinius vel ex professo cum Aristotele, quem alioqui alias ubique sequi solet, hac in re minime convenire, quando Cornelium Celsum authorem, non Aristotelem citet. Utra autem sententia fuerit verior monstrabit experientia. Mihi quidem Aristoteli adhaerere multorum fide dignorum relationes, et experientia ipsa cogunt, atque eo magis, cum in quibusdam Plinianis exemplaribus habeatur, uti recte annotavit Claymundus, non alioqui, sed aliqui negant omnino geminos excludi. Ornithologus quaerit, an legendum in Aristotelis verbis non πλήν ὅσα, sed πλήν ὅτι: et γίνεται praesens loco praeteriti ἐγένετο accipiendum sit, ut non simpliciter hic de ovis geminis scribat Aristoteles, sed de illius tantum Gallinae geminis, quorum historiam hoc in loco recitat hoc sensu: Ex ovis octodecim Gallinae cuiusdam omnibus geminis, pauca quaedam irrita fuerunt: caetera vero omnia rite foecunda: nisi quod e geminis pullus alter semper minor fuit, et ultimus (alter scilicet minor de ovo postremo excluso vel parto) monstruosus.

In realtà potrebbe sembrare che una siffatta nascita si verifichi più contro natura che secondo natura. Infatti anche Plinio basandosi sull’autorevole opinione di Cornelio Celso riferisce che Alcune galline depongono tutte uova gemellari, e talora ne fanno nascere dei gemelli, e uno dei due pulcini è più grande, d'altro canto affermano che assolutamente non si schiudono dei gemelli. Anche un antico traduttore di Aristotele, come cita l’Ornitologo da uno più recente, traduce dall’arabo con lo stesso significato in questo modo: E in qualunque uovo si incontrino dei gemelli, uno dei gemelli è piccolo e l’altro è grande: e spesso quello piccolo è mostruoso. Ma l’originale greco di Aristotele, a meno di credere che vi si nasconda un errore, riporta così. Tà mèn oûn álla gónima, plën hósa tò mèn meîzon tò dè élatton ghìnetai tøn didýmøn, tò dè teleutaîon teratødes: cioè, come io ritengo: Pertanto rispetto alle altre le gemellari sono feconde, senonché ad alcune accade che un gemello sia più grande, l’altro più piccolo. Insomma, di essi degenera dunque in un mostro quello più piccolo che è nato per ultimo. In base a queste parole sappiamo chiaramente che stando all’affermazione di Aristotele la nascita da siffatte uova gemellari non è assolutamente mostruosa, ma che soltanto quello che nasce per ultimo da quelle più piccole si trasforma in un mostro. E risulta senza dubbio evidente che a questo proposito Plinio apertamente non concorda con Aristotele, che d'altra parte in altri punti è solito seguire appieno, dal momento che cita come fonte autorevole Cornelio Celso, non Aristotele. Sarà allora l’esperienza a mostrare quale delle due affermazioni sia la più rispondente al vero. Ma per quanto mi riguarda mi inducono ad associarmi ad Aristotele i resoconti di molte persone degne di fede e l'esperienza stessa, e ancor più per il fatto che in alcune copie dei testi pliniani viene riportato, come correttamente ha osservato Claymundus, non alioqui - del resto, ma aliqui – alcuni - negant omnino geminos excludi – affermano che assolutamente non nascono gemelli. L’Ornitologo si chiede se nelle parole di Aristotele bisogna leggere non plën hósa - eccetto quanto, bensì plën hóti - eccetto che: e se bisogna intendere il presente ghínetai – nasce - invece del passato eghéneto - nacque, dato che Aristotele in questo brano non scriverebbe semplicemente riguardo alle uova gemellari, ma delle uova gemellari solo di quella gallina, delle quali cita la storia nel passo che segue in questo modo: Delle diciotto uova tutte gemellari di una gallina, solo poche furono sterili: senza dubbio tutte le altre furono feconde come di regola: se non che da quelle gemellari uno dei due pulcini nacque sempre più piccolo, e l’ultimo (cioè quello più piccolo dei due, nato dall’uovo schiuso o deposto per ultimo) era mostruoso.

Ut ut est, eiusmodi partum minime monstruosum esse concludendum est: nam et Pierius Valerianus[11] apud Macedones Gallinam repertam asserit ex aliorum relatu, quae ova duodeviginti semel ediderit, et incubitu binos pullos ex ovis singulis excluserit. Quod vero gemina quaedam singulis diebus edant id Patavii sese observasse testatur tertio etiam nonnunquam addito, verum eo abortivo, Excellentissimus M. Antonius Ulmus, cuius paulo ante mentionem feci, exper<i>entia monitus Pierium vera narrasse asseverat, sed quam ipse gemina peperisse vidit, eam id bis in hebdomada tantum praestitisse aiebat, idque horis matutinis, et vespertinis, Gallinamque tandem ob uteri decidentiam obiisse, fuisse autem Gallinam Patavinam. Vere itaque monstrificos pullos dicemus, qui gemini ex uno ovo proveniunt simul coniuncti. Fit enim saepe, ut pullus sit bicorporeus, unde apud Albertum legimus{.}<:> In ovis quibusdam gemelli sunt, sed alter gemellorum comprimit alium, et aliquando ruptis telis (tunicis) bicorporeus generatur.

Comunque sia, bisogna concludere che questo tipo di deposizione non è assolutamente mostruosa: infatti anche Giovan Pietro Bolzani in base al racconto altrui asserisce che presso i Macedoni è stata trovata una gallina che una sola volta depose diciotto uova, e che dopo averle covate ha fatto nascere da ogni uovo due pulcini. L’eccellentissimo Marco Antonio Olmo, del quale poco prima ho fatto menzione, attesta di aver lui stesso osservato a Padova il fatto che davvero alcune galline depongono giornalmente due uova, talora anche con l’aggiunta di un terzo, che però è abortivo - senza tuorlo, e in base all’esperienza assicura che il Bolzani ha narrato cose vere, ma che quella gallina che lui stesso vide deporre due uova, sosteneva che lo aveva fatto solamente due volte la settimana, e precisamente nelle ore mattutine e serali, e che infine la gallina morì per prolasso dell’utero - ovidutto?, inoltre era una gallina Padovana. Pertanto chiameremo giustamente pulcini mostruosi quelli che essendo gemelli escono tra loro uniti da un singolo uovo. Infatti accade spesso che un pulcino sia dotato di due corpi, per cui leggiamo in Alberto Magno: In alcune uova si trovano dei gemelli, ma uno dei gemelli comprime l’altro, e talora dopo aver rotto le membrane testacee (gli involucri) nasce dotato di due corpi.


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[1] Conrad Gessner Historia Animalium III (1555), pag. 415: Sunt quaedam pedibus per totum hirsutis, gehößlete Hüner. § In data 14 febbraio 2009 ricevevo da Daniel Maennle una risposta al quesito se sia corretto gehossle oppure gehössle, ma la corretta grafia pare essere quella riportata da Gessner: gehösslete. Per cui la si adotta. Ecco la risposta di Maennle. § Gehösslete Hüner means Chicken with feathered legs which are behost/bestrumpft (contemporary expression of pigeon breeder) -> substantive  - > Hosen/Höschen -> leg feathers  -> grouse legged -> second link -> Feathered pants -> Feathered 'trousers'. So the expression gehösslete was borrowed of the human lifeworld of that contemporary time of Gessner of the word for trousers (outdated) or pants. From this period is also the expression of "gehösslete Glyssblümle". The problem is, that we all can't say, whether the expression 'behoste Hühner' or feather pants/feather trousers was really used for chicken in former times. In any case it is still used with groused pigeons (behoste/bestrumpfte Tauben) and with dogs (e.g. the bushy thighs [stark behoste Keulen] in the Standard of  Bernhardiner in CH)! Finally I found this explanation in an historic dictionary  "behoste Beine (Pedes braccati): die mit lang herabhängenden Federn bedeckten Beine vieler Vögel." Feathered legs/Feather pants: with long droopy feathers covered legs at many birds.

[2] Naturalis historia X,146: Quaedam omni tempore coeunt, ut gallinae, et pariunt, praeterquam duobus mensibus hiemis brumalibus. Ex iis iuvencae plura quam veteres, sed minora, et in eodem fetu prima ac novissima. Est autem tanta fecunditas ut aliquae et sexagena pariant, aliquae cotidie, aliquae bis die, aliquae in tantum ut effetae moriantur. Hadrianis laus maxima.

[3] Historia animalium VI,2 560b: Le gallinelle giovani incominciano a deporre uova subito all’inizio della primavera, e ne fanno più delle vecchie; le uova delle più giovani, però, risultano più piccole. (traduzione di Mario Vegetti) - Le successive considerazioni di Alberto vengono così citate da Conrad Gessner in Historia animalium III (1555) pag. 415: Gallinae iuvenes pariunt aestate, quum superfluus humor exiccatur in eis: et autumno quoque. Veteres autem magis principio veris: quod tum calido humido frigiditas naturae earum temperatur, Albert.

[4] Historia animalium VI,2 558b: Certe galline di cortile depongono uova anche due volte al giorno, ed è accaduto talvolta che morissero in poco tempo per aver fatto troppe uova. (traduzione di Mario Vegetti)

[5] Naturalis historia X,146: Est autem tanta fecunditas ut aliquae et sexagena pariant, aliquae cotidie, aliquae bis die, aliquae in tantum ut effetae moriantur.

[6] Mirabilia o De mirabilibus o De mirabilibus auscultationibus 128,2 (842b 27).

[7] Historia animalium VI,3 562a: Le uova gemelle presentano due tuorli; in certi casi vi è un sottile diaframma di bianco per evitare che i gialli si saldino fra loro, mentre in altri questo diaframma manca e i gialli sono in contatto. Vi sono certe galline che fanno solo uova gemelle, ed è nel loro caso che sono state condotte le osservazioni su ciò che accade nel tuorlo. Una di esse depose diciotto uova e ne fece nascere dei gemelli, tranne che da quelle che risultarono sterili; le altre comunque erano feconde, a parte il fatto che uno dei gemelli [562b] era più grande e l’altro più piccolo, mentre l’ultimo uovo conteneva un mostro. (traduzione di Mario Vegetti)

[8] Naturalis historia X,150: Quaedam gallinae omnia gemina ova pariunt et geminos interdum excludunt, ut Cornelius Celsus auctor est, alterum maiorem; aliqui negant omnino geminos excludi. Qui Plinio probabilmente accenna a un passo di Celso che non ci è stato tramandato. - Cornelius Celsus, De Medicina, is referred to, but he says nothing of this sort. (Lind, 1963) - Più che evidente lo sconnesso download di Aldrovandi da Conrad Gessner Historia Animalium III (1555), pag. 419: Quaedam gallinae omnia gemina ova pariunt, et geminos interdum excludunt, ut Cor. Celsus au<c>tor est: alterum maiorem, alioquin negant omnino geminos excludi, Plin. – La motivazione dello scambio quasi intraducibile tra alioquin e aliqui viene tra poco dipanata da Claymundus, anch'egli citato da Gessner a questo proposito.

[9] Filippo Capponi in Ornithologia latina (1979) riporta il seguente testo greco tratto dalla Historia animalium VI,3 562a e sgg.: Tà mèn oûn álla gónima, (plën óti tò meízon tò d’élatton ghínetai tøn didýmøn), tò dè teleutaîon teratødes.

[10] Questa interpretazione del testo aristotelico da parte di Aldrovandi la traduciamo tenendo conto della concordanza dei generi maschile e neutro sia dei sostantivi che degli aggettivi. Tuttavia la nostra traduzione si contrappone a ciò che Aldrovandi subito dopo afferma, che cioè sono le uova più piccole a generare delle mostruosità. Sull’esattezza del testo latino bisognerebbe chiedere lumi ad Aldrovandi! Oppure a Gessner, visto che il testo è bellamente copiato da Conrad Gessner Historia Animalium III (1555), pag. 420, omettendo però la E iniziale: E caeteris itaque gemina foecunda sunt, nisi quibus hoc contigit, ut alter maior fuerit, alter minor. in iis enim tandem in monstrum degenerat qui minor novissime provenit. - Poi però Aldrovandi chiude degnamente la diatriba citando le conclusioni dell’Ornitologo, che sembrano essere quelle più sensate.

[11] Pierius Valerianus [J. P. V. Bellunensis], Hieroglyphica, sive de sacris Aegyptiorurn literis commentarii (Basle, 1556, 1567, 1575; Leyden, 1602, 1610, 1626-31; Frankfurt, 1614, 1678; Cologne, 1631). The English translation is by B. Vale, The Early History of Egypt...from the Hieroglyphics of P. Valerianus, etc. (1857). (Lind, 1963)