Conrad Gessner

Historiae animalium liber III qui est de Avium natura - 1555

De Gallo Gallinaceo

trascrizione di Fernando Civardi - traduzione di Elio Corti

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Athenienses post victoriam eius belli, quod cum Persis gesserunt, legem constituerunt, quotannis ut certo die galli in theatro publice certarent: unde vero initium lex duxerit, dicam. Contra Barbaros cum Themistocles exercitum duceret, et gallos non ignaviter pugnantes animadvertisset, exercitum confirmavit, his verbis ad milites usus: At hi neque pro patria, neque pro penatibus, neque pro sepulchris maiorum, atque libertate, neque pro pueris mala sustinent: sed ut ne vincantur, neuter cedit alteri. Quae cum dixisset, Atheniensibus animum auxit. Itaque id factum, quod eis fuisset significatio (incitamentum) ad virtutem, ad similium factorum monumentum servari voluerunt, Gillius ex Aeliani lib. 2. Variorum[1]. Gallinacei volunt vincere, ut aliae animantes innumerae pro sola victoria contendentes, Galenus lib. 5. de decretis Hippocratis. Vide etiam supra in D. Avium lanistae a Columella dicuntur, qui gallinas (gallos) parant, instruuntque ad certamen. qui mos hodieque durat apud Boëmos: ubi primores praeparant gallos gallinaceos pugnae quasi gladiatoriae, fiuntque sponsiones pretii non parvi, dum unusquisque pecuniam largam deponit, quam aufert dominus victoris gallinacei, Beroaldus. Circa Tarnasari urbem Indiae gallinaceos procerissimos videre memini: ex quorum sane acerrimis conflictibus summam voluptatem cepi. nam quotidie huic ludo per medios vicos Mahumetanorum animi causa opera dabatur, mirumque est Mahumetanorum pro hac re certamen. habent privi privos gallos gallinaceos, eosque committunt aliis, expositis quandoque pro alitum futura victoria utrinque aureis centenis singulo congressu. Conspicati sumus senis horis concertantes alites, nec prius illae modum proelio faciebant, quam occubuissent, Ludovicus Romanus <Patritius>.

Gli Ateniesi, dopo aver vinto quella guerra che condussero contro i Persiani – II guerra persiana, proclamarono una legge per cui tutti gli anni in un giorno stabilito i galli combattessero pubblicamente in un teatro: e spiegherò da dove la legge ha preso il via. Temistocle, mentre stava guidando l’esercito contro i barbari, avendo scorto dei galli che combattevano tutt’altro che pigramente, bloccò l’esercito e si rivolse ai soldati con queste parole: Ma costoro non stanno accollandosi delle avversità né per la patria, né per la casa, e neppure per i sepolcri degli antenati e per la libertà, né per i figli: ma al fine di non essere sconfitti, nessuno dei due cede all’altro. Non appena ebbe detto queste parole, incrementò il coraggio agli Ateniesi. E pertanto questo avvenimento, essendo stato per loro un segnale (un incitamento) al coraggio, vollero che venisse conservato come testimonianza di avvenimenti analoghi, Pierre Gilles da Variae historiae libro II di Eliano. I galli vogliono vincere, come innumerevoli altri animali che combattono solo per la vittoria, Galeno libro V In Hippocratis aphorismos commentarii. Vedi anche prima, nel paragrafo D – a pagina 385. Da Columella vengono detti lanistae coloro che preparano le galline (i galli) e le addestrano al combattimento. Una pratica che perdura anche oggi presso gli abitanti della Boemia: dove le persone più eminenti preparano i galli a un combattimento come fra gladiatori, e si fanno delle scommesse di non poca entità, dal momento che ciascuno mette in pegno una grossa somma di denaro, che si prende il padrone del gallo vincitore, Filippo Beroaldo il Vecchio. Nei dintorni di una città della regione del Tarnasari in India mi ricordo che si possono vedere dei galli altissimi: e in verità ho ricavato un grandissimo piacere dai loro acerrimi combattimenti. Infatti tutti i giorni grazie all’indole dei Maomettani ci si dedicava a questo divertimento nel bel mezzo dei quartieri, ed è sorprendente la competizione fra i Maomettani a questo proposito. Ciascuno ha il suo gallo e lo fa combattere con gli altri, talora dopo aver scommesso da ambo le parti per la futura vittoria dei volatili fino a cento monete d’oro per ogni singolo incontro. Ho potuto vedere i galli combattere per sei ore di seguito, e non mettevano termine al combattimento prima di essere morti, Lodovico de Varthema.

¶ M. Varro[2] principatum dat ad agros laetificandos turdorum fimo ex aviariis. proximum Columella[3] columbariis, mox gallinariis facit, Plinius[4]. Gallinaceum fimum mulieres nostrae laudant pro betonica altili, quae in vasis colitur: non item ad alia, quod multae inutiles herbae ex eo nascantur. ¶ Qui piscandi scientiam in Macedonia tenent, ut pisces quosdam fluviatiles variis distinctos coloribus, (poecilias[5] puto Graece legi, sic dictos pisces) qui muscis in fluvio volitantibus vescuntur, capiant: purpurascente lana hamum circumvestiunt, et ad eandem lanam gallinacei pennas duas cerei coloris[6] speciem gerentes accomodant et conglutinant, etc. Aelianus[7]. Lac coagulatur etiam a domesticae gallinae pellicula, quae intra ventriculum stercori destinata est, echinus ab aspritudine Graecis appellata, ceu cortex quidam, Berytius apud Constantinum. ¶ Esca ad capiendos pisces magnos, omniaque marina, velut glaucos, orphos, et quaecunque sunt huiusmodi: Galli testiculi cum nucibus pineis torrefactis, ac tritis committuntur, ita ut sint testiculorum drachmae octo, nucum pinearum drachmae sedecim, teruntur autem in farinae speciem, fiuntque collyria, quorum esca pisces illectantur, Tarentinus in Geoponicis Graecis. ¶ Cur gallus, simia, serpens, canis, culeo parricidae inserantur, ex Hier. Cardano scriptum est in Simia E. ad finem. ¶ Seminarium munitum sit ad incursum gallinacei generis, Plin[8]. ¶ Uvae florem in cibis si edere gallinacei, uvas non attingunt, Plin.[9] Vide in Gallina E.

¶ Marco Varrone assegna il primato nel concimare i campi allo sterco dei tordi che proviene dalle voliere. Columella giudica equivalente quello che proviene dalle colombaie, poi viene quello dei pollai, Plinio. Le nostre donne lodano lo sterco dei polli per l’erba betonica concimata, che viene coltivata in vasi: ma non per altre colture in quanto ne nascerebbero parecchie erbe inutili. ¶ Quelli che in Macedonia detengono la scienza  del pescare, per catturare certi pesci di fiume dai colori variegati (ritengo che in greco questi pesci così definiti suonino poecilias) che si nutrono delle mosche che volano sui fiumi, avvolgono l’amo con della lana color porpora, e alla lana stessa uniscono e incollano due piume di gallo dotate di un aspetto color cera, etc., Eliano. Il latte viene coagulato anche da quella pellicola della gallina domestica, e, situata all’interno dello stomaco, essa è destinata a produrre lo sterco, per la sua ruvidezza detta dai Greci echinus – porcospino, ed è come una specie di scorza, il geoponico Berizio nella selezione delle opere geoponiche fatta compilare da Costantino VII Porfirogenito - oggi presente in Geoponica sive Cassiani Bassi Scholastici. ¶ Un’esca per catturare grandi pesci e ogni genere di animale marino, come le leccie bastarde, gli scorfani e qualsiasi animale siffatto: si uniscono testicoli di gallo con dei pinoli tostati e tritati di modo che vi siano otto dracme [circa 25 g] di testicoli, sedici dracme di pinoli, il tutto va reso farinoso e se ne fanno degli empiastri, e i pesci vengono sedotti da un’esca siffatta, Tarantino – un geoponico - nei Geoponici Greci. ¶ Perché un gallo, una scimmia, un serpente, un cane, vengono messi dentro al culleo del parricida, lo si è trascritto, deducendolo da Gerolamo Cardano, verso la fine del paragrafo E della scimmia. ¶ Il vivaio deve essere protetto contro le incursioni del genere dei gallinacei, Plinio. ¶ Se i polli mangiano i fiori dell'uva nel mangime, non toccano l'uva. Vedi nel paragrafo E della gallina.

F.

F

De gallinacei generis totius in cibis usu, apparatu, et
salubritate, gallorum, gallinarum, et pullorum. De ovis tantum separatim dicetur
in Gallina F. item de Capo privatim quaedam.

Sull’impiego, preparazione e salubrità come cibo di tutto quanto il genere dei gallinacei,
 dei galli, delle galline e dei pulcini. Delle uova si parlerà solo separatamente nel paragrafo F della gallina, lo stesso si dirà qualcosa separatamente sul cappone.

In Alexandri Severi conviviis esse solebant gallinae, ova, etc. adhibebatur et anser diebus festis, maioribus autem festis diebus fasianus: ita ut aliquando et duo ponerentur, additis gallinaceis duobus, Lampridius[10]. Pertinax imperator nimium illiberalis, amicis si quando de prandio suo mittere voluit, misit offulas binas, aut omasi partem, aliquando lumbos gallinaceos, Iulius Capitolinus[11]. Hoc primum antiquis coenarum interdictis exceptum invenio iam lege C. Fannii consulis undecim annis ante tertium Punicum bellum, ne quid volucrum poneretur praeter unam gallinam, quae non esset altilis: Quod deinde caput translatum, per omnes leges ambulavit. Inventumque diverticulum est in fraude earum, gallinaceos quoque pascendi lacte madidis cibis. multo ita gratiores approbantur, Plin.[12] Et mox cum de saginatione gallinarum dixisset, Nec tamen (inquit) in hoc mangonio quicquam totum placet, {hic} clune, alibi pectore tantum laudatis. Constat Messalinum Cottam Messalae oratoris filium palmas pedum ex anseribus torrere, atque patinis cum gallinaceorum cristis condire reperisse, Plinius[13]. Heliogabalus saepe edit ad imitationem Apicii calcanea camelorum, et cristas vivis gallinaceis demptas, linguas pavonum et lusciniarum, quod qui ederet ab epilepsia tutus diceretur, Lampridius[14].

Durante i banchetti di Alessandro Severo c’erano abitualmente galline, uova, etc. Nei giorni di festa si serviva anche l’oca, ma il fagiano nelle festività maggiori: tanto che talora ne venivano messi in tavola anche due con l’aggiunta di due polli, Lampridio. L’imperatore Petrtinace era un po’ troppo avaro, dal momento che quando volle mandare agli amici un po’ del suo cibo, mandò due bocconcini di carne, o un frammento di trippa, talora dei fondoschiena di pollo, Giulio Capitolino. Fra gli antichi divieti riguardanti le portate, per la prima volta già nella legge del console Gaio Fannio stilata undici anni prima della terza guerra punica – nel 161 aC, trovo la proibizione di non porre in tavola alcun volatile eccetto una sola gallina non ingrassata. Questo articolo fu in seguito ripreso e passò da una legge all’altra. Si trovò una scappatoia per ingannare queste leggi allevando anche i galli con cibi inzuppati nel latte. Vengono così considerati di sapore molto più raffinato, Plinio. E appena dopo aver parlato dell’ingrasso delle galline dice: Tuttavia, in questo modo di abbellire le portate, non tutto è gradito allo stesso modo, in quanto viene decantata la coscia, in altri posti solamente il petto. Risulta che Messalino Cotta, figlio dell’oratore Messalla, inventò la ricetta di arrostire le zampe d’oca. e condirle in padella con le creste dei galli, Plinio. Eliogabalo, spesso per imitare Apicio, mangiò gli stinchi dei cammelli e le creste recise ai galli vivi, le lingue dei pavoni e degli usignoli, in quanto si diceva che chi le avesse mangiate sarebbe stato al sicuro dall’epilessia, Lampridio.

¶ Apparatus varii. Apicius lib. 5. Artis coquinariae, cum Conchiclas[15] quasdam (sic dicta edulia a faba conch{id}e, ut puto) cum faba et cum pisa descripsisset: Aliter (inquit) conchiclam sic facies: Pullum lavas, exossas, concidis minutatim cepam, coriandrum, cerebella enervata: mittis in eundem pullum: liquamine, oleo et vino ferveat, cum coctus fuerit, concidis minutatim cepam et coriandrum, colas ibi pisam coctam non conditam, accipies conchiclam pro modo, componis varie: deinde teres piper, cuminum: suffundis ius de suo sibi. item in mortario ova duo dissolves, temperas, ius de suo sibi suffundis pisae integrae elixae, vel nucleis adornabis, et lento igni fervere facies, et inferes.

Preparazioni varie. Apicio nel libro V del De re coquinaria, descrisse certe favette - o minestre di fave con la buccia - (sono dei cibi chiamati così dalla fava con la sua buccia, come reputo) fatte con la fava e con il pisello, e dice: Farai una favetta in un’altra maniera nel modo seguente: Lavi un pollo, lo disossi, tagli a pezzettini della cipolla, del coriandolo, dei cervelli senza i nervi, li metti dentro allo stesso pollo: deve bollire con salsa di pesce, olio e vino, quando sarà cotto tagli a pezzettini della cipolla e del coriandolo, vi fai filtrare del pisello cotto non condito, prenderai della favetta in proporzione, disponi in modi diversi: quindi triterai del pepe, del cumino: gli versi il suo brodo. Rompi anche due uova in un mortaio, le sbatti, spargi il loro liquido sui piselli interi bolliti, oppure guarnirai con gherigli, e farai cuocere a fuoco lento, e metterai in tavola.

Aliter[16] conchicla farsilis, sive conchiclatus pullus vel porcellus: Exossas pullum a pectore, femora eius iungis in porrectum, surculo alligas, et impensam paras, et facies alternis pisam lotam, [388] cerebella, lucanicas, et caetera, teres piper, ligusticum, origanum et zingiber. liquamen suffundis, passo et vino temperabis. facies ut ferveat. et cum ferbuerit, mittis modice et {pisam} <impensam> cum condieris, alternis in pullo componis, omento tegis, et in operculo deponis, et in furnum mittis ut coquantur paulatim, et inferes.

In un altro modo una favetta farcita, ossia pollo oppure maialino cotto con fave: Disossi il pollo a partire dal petto, unisci le sue cosce in estensione, fissi con uno spiedino e prepari gli ingredienti, e disporrai alternativamente dei piselli lavati, dei cervelli, delle luganiche e così via, triterai del pepe, del sedano di monte - Ligusticum officinale, dell’origano e dello zenzero. Vi cospargi della salsa di pesce e vi mescolerai del vino passito. Farai in modo che giunga all’ebollizione e quando bollirà lo metti a fuoco lento, e quando avrai condito gli ingredienti, li metti alternativamente nel pollo, ricopri con l’omento e collochi in un coperchio e introduci in forno in modo che cuociano poco a poco, e metterai in tavola.


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[1] Varia historiae Libri XIIII - II,28: Unde certamen gallorum gallinaceorum initium traxerit – Post devictos Persas, Athenienses lege posuerunt, ut galli gallinacei quotannis uno die certamen in theatro inirent. Unde vero sumpserit occasionem haec lex, planum faciam. Cum Themistocles civicum exercitum adversus barbaros educeret, gallos gallinaceos vidit pugnantes: neque ille spectatorem sese oscitantem eius pugnae praebuit. Sed totum exercitum cohibens, inquit ad ipsos: At hi neque pro patria, neque pro dijs familiaribus, neque vero pro avitis heroibus periculum subeunt, neque pro gloria, neque pro libertate, neque pro liberis: sed tantum, ne alter ab altero superetur, aut alter alteri cedat. Quibus verbis Atheniensium animum confirmavit. Quod ergo tunc eis incitamentum ad virtutem extitit, voluit ad similium rerum et factorum memoriam sempiternam consecrare. (Claudii Aeliani opera quae extant omnia Graece Latineque, Tiguri, apud Gesneros Fratres, 1556, pagina 394 – Iusto Vulteio VVetterano interprete)

[2] Rerum rusticarum I,38: Quae loca in agro stercoranda, videndum, et qui et quo genere potissimum facias: nam discrimina eius aliquot. Stercus optimum scribit esse Cassius volucrium praeter palustrium ac nantium. De hisce praestare columbinum, quod sit calidissimum ac fermentare possit terram. Id ut semen aspargi oportere in agro, non ut de pecore acervatim poni. Ego arbitror praestare ex aviariis turdorum ac merularum, quod non solum ad agrum utile, sed etiam ad cibum ita bubus ac subus, ut fiant pingues.

[3] De re rustica II,14(15): Tria igitur stercoris genera sunt praecipue, quod ex avibus, quod ex hominibus, quod ex pecudibus confit. Avium primum habetur, quod ex columbariis egeritur. Deinde quod gallinae ceteraeque volucres edunt: exceptis tamen palustribus ac nantibus, ut anatis et anseris; nam id noxium quoque est. Maxime tamen columbinum probamus, quod modice sparsum terram fermentare comperimus. Secundum deinde, quod homines faciunt, si et aliis villae purgamentis immisceatur, quoniam ferventioris naturae est, et idcirco terram perurit.

[4] Naturalis historia XVII,50-51: M. Varro principatum dat turdorum fimo ex aviariis, quod etiam pabulo boum suumque magnificat neque alio cibo celerius pinguescere adseverat. De nostris moribus bene sperare est, si tanta apud maiores fuere aviaria, ut ex his agri stercorarentur. [51] Primum Columella e columbariis, mox gallinariis facit, natantium alitum damnato.

[5] Il sostantivo greco maschile poikilías è una sorta di pesce (pecilia in italiano) citato in Ateneo 331. L’aggettivo greco poikílos significa variegato, variopinto.

[6] Si tratta verosimilmente di piume di soggetti fulvi. Oggi si usano anche piume ricavate da soggetti blu, come il gallo di razza Limousine, che ha ricevuto il nome di Gallo da pesca. Per altre colorazioni e disegni del piumaggio impiegati nella pesca a mosca vedere la voce Limousine del lessico.

[7] La natura degli animali XV,1: Mi hanno parlato del modo in cui si svolge la pesca in Macedonia e voglio riportare qui ciò che ho udito. Tra Verria e Tessalonica scorre un fiume chiamato Astreo; nelle sue acque vivono dei pesci con la pelle picchiettata. Con quale nome i nativi li distinguano, io non lo so ed è meglio chiederlo agli stessi Macedoni. Questi pesci si nutrono delle mosche del luogo che svolazzano sul fiume e che non somigliano per nulla alle mosche degli altri paesi e neppure ricordano nell’aspetto quello delle vespe o dei calabroni [?]; non è possibile confrontarle con le stesse api. Possiedono però tratti loro peculiari. Sono petulanti come le mosche, quanto alla grossezza ricordano i calabroni, il colore della loro pelle è però simile a quello delle vespe e producono un ronzio come le api. Tutta la gente del luogo chiama tale mosca ippuro [?]. Posandosi sulla corrente del fiume, essa cerca il cibo di suo gradimento, ma non riesce a sfuggire ai pesci che nuotano sott’acqua, e quando uno di questi vede la mosca sulla superficie, nuota nella sua direzione, rimanendo immerso e usando la massima cautela poiché teme, smuovendo l’acqua sopra di sé, di mettere in fuga la preda. Giunto vicino all’ombra della mosca, spalanca la bocca e l’ingoia, come fa un lupo quando strappa una pecora dal gregge o come un’aquila quando porta via da un cortile un’oca. Fatto ciò, si introduce rapido sotto i flutti. I pescatori però conoscono bene il comportamento dell’ippuro e non usano mai queste mosche come esca; toccate da mano d’uomo, infatti, esse perderebbero il colore naturale; le loro ali si avvizzirebbero e non sarebbero più un buon boccone per quei pesci, i quali, per una misteriosa forza dell’istinto, provano repulsione per le mosche che siano state catturate. I pescatori però ricorrendo all’astuzia hanno escogitato questo inganno: avvolgono l’amo con un po’ di lana rossa, vi attaccano due penne di gallo, quelle che spuntano presso i bargigli e per colore sono simili alla cera; usano una canna della lunghezza di un’orgìa e così è anche la lenza. I pescatori calano in acqua l’esca e il pesce, attirato dal colore e tutto eccitato, le corre incontro e pensa, ingannato dallo splendido aspetto di quella, di fare un ottimo pasto. Spalanca la bocca e ingoia l’amo, ma quel boccone è per lui amaro e non riesce a goderlo, perché viene preso. (traduzione di Francesco Maspero)

[8] Citazione già fatta all’inizio, a pagina 379. – Plinio Naturalis historia XVII,69: Namque ad id praecipuum eligi solum refert, quoniam nutricem indulgentiorem esse quam matrem saepe convenit. Sit ergo siccum sucosumque, bipalio subactum, advenis hospitale et quam simillimum terrae ei, in quam transferendae sint, ante omnia elapidatum munitumque ab incursu etiam gallinacei generis, quam minime rimosum, ne penetrans sol exurat fibras.

[9] Naturalis historia XXIII,12: Uvae florem in cibo si edere gallinacei, uvas non attingunt.

[10] Negativa la ricerca di anser, gallina, phasianus, fasianus & ova nella vita di Alessandro Severo scritta da Lampridio e a disposizione nel web in www.thelatinlibrary.com.

[11] Helvius Pertinax, XII,1-6: 1 Fuit autem senex venerabilis, inmissa barba, reflexo capillo, habitudine corporis pinguiore, ventre prominulo, statura imperatoria, eloque mediocri et magis blandus quam benignus nec umquam creditus simplex. 2 Et cum verbis esset affabilis, re erat inliberalis ac prope sordidus, ut dimidiatas lactucas et cardus in privata vita conviviis adponeret. 3 Et nisi quid missum esset edulium, quotquot essent amici, novem libras carnis per tres missus ponebat. 4 Si autem plus aliquid missum esset, etiam in alium diem differebat, cum semper ad convivium multos vocaret. 5 Imperator etiam, si sine convivis esset, eadem consuetudine cenitabat. 6 Amicis si quando de prandio suo mittere voluit, misit offulas binas aut omasi partem, aliquando lumbos gallinacios. Fasianum numquam privato convivio comedit aut alicui misit.

[12] Se ne è già accennato a pagina 385. – Plinio Naturalis historia X,139-140: Gallinas saginare Deliaci coepere, unde pestis exorta opimas aves et suopte corpore unctas devorandi. Hoc primum antiquis cenarum interdictis exceptum invenio iam lege Gai Fanni consulis undecim annis ante tertium Punicum bellum, ne quid volucre poneretur praeter unam gallinam quae non esset altilis, quod deinde caput translatum per omnes leges ambulavit. [140] Inventumque deverticulum est in fraudem earum gallinaceos quoque pascendi lacte madidis cibis: multo ita gratiores adprobantur. Feminae quidem ad saginam non omnes eliguntur nec nisi in cervice pingui cute. Postea culinarum artes, ut clunes spectentur, ut dividantur in tergora, ut a pede uno dilatatae repositoria occupent. Dedere et Parthi cocis suos mores. Nec tamen in hoc mangonio quicquam totum placet, clune, alibi pectore tantum laudatis. § Non si capisce in cosa consista la scappatoia stando alle parole di Plinio. Per la legge Fannia non si poteva porre in tavola alcun volatile eccetto una gallina che non doveva essere stata ingrassata. Ma i galli, nutriti con cibi inzuppati nel latte per renderli di sapore più raffinato, erano anch'essi dei volatili, salvo che li facessero passare per galline asportando cresta e speroni, oppure che i cibi inzuppati nel latte fossero capaci  - ma non lo erano - di castrarli e di farli somigliare a galline. Misteri interpretativi! Oltretutto, grazie al latino di Plinio, quae non esset altilis potrebbe magari tradursi con gallina che non fosse grassa = che doveva essere grassa, come ci permettiamo noi italiani di usare il non con il condizionale con finalità affermative anziché negative. Ma se la gallina doveva essere grassa, addio parsimonia nelle spese per le mense, perché ingrassare un volatile costa di più.

[13] Naturalis historia X,52: Sed, quod constat, Messalinus Cotta, Messalae oratoris filius, palmas pedum ex iis torrere atque patinis cum gallinaceorum cristis condire repperit; tribuetur enim a me culinis cuiusque palma cum fide.

[14] Elagabalus o Heliogabalus (Marcus Aurelius Antoninus) XX,5: Comedit saepius ad imitationem Apicii calcanea camelorum et cristas vivis gallinaceis demptas, linguas pavonum et lusciniarum, quod qui ederet a pestilentia tutus diceretur. – Lampridio dice che un siffatto menu preservava dalla peste, invece per Gessner serviva contro l’epilessia. Vai a sapere!

[15] V,4,5.

[16] V,4,6: Aliter conchicla: conchiclatus pullus vel porcellus: exossas pullum a pectore, femora eius iungis in porrectum, surculo alligas, et impensam [conchicla farsilis] paras. et farcies alternis pisam lotam, cerebella, lucanicas et cetera. teres ‹piper,› ligusticum, origanum et gingiber, liquamen suffundis, passo et vino temperabis. facies ut ferveat, et, cum ferbuerit, mittis modice. et impensam cum condieris, alternis in pullo componis, omento tegis et in operculo deponis et in furnum mittis, ut coquantur paulatim, et inferes. (http://www.fh-augsburg.de)